
di Frankie Russo e Michele Dodde
A cura di Stephen J. Nesbitt e Cody Stavenhagen, giornalisti sportivi accreditati presso la franchigia degli “The Athletic”, è apparso sul prestigioso quotidiano The New York Times di lunedì primo giugno una interessante disamina inerente lo “shift” e già dal titolo dell’articolo si intuisce un senso di constatazione che può essere condivisa. Ovvero in modo perentorio si afferma che lo “shift” è morto ma per i giocatori non è cambiato niente. La regola ha voluto ampliare gli spazi del diamante per far battere la pallina a terra, ma i battitori continuano a batterle al volo. Ed allora i due giornalisti vanno a precisare che tre anni fa il baseball professionistico aveva bisogno di rinnovarsi. Il gioco era diventato lento e noioso.

Si è svolta in Repubblica Ceca presso Hluboká la Super Cup che ha coinvolto ben 24 squadre con 300 atleti. E' possibile coniugare divertimento e sano agonismo? Sembra proprio di si e lo si capisce dall'entusiasmo che traspare dalle parole di Simona Conti e Stefano Burato presenti con una squadra di ragazzi italiani. Grande festa per tutti e tanto, tanto baseball. L'entusiasmo è così forte che già è in progetto un'idea tutta italiana. Ecco sotto l'intervista e alcuni filmati della manifestazione.
Foriero di record e di aneddoti, il 1886 si caratterizza per una particolare curiosità che coinvolse Aaron Stern, proprietario dei Cincinnati Reds. Egli notò che, quando era chiamato a lanciare il suo lanciatore Anthony John Tony Mullane, oggettivamente considerato uomo di bell’aspetto ed affascinante per via dei suoi neri e curatissimi baffi, le gradinate del ball park si riempivano con numerosi vocianti sciami di donne. Astutamente allora, intuendo che più del gioco alle donne piaceva vedere in azione il loro idolo, già soprannominato “The Apollo del Box”, incominciò a farlo designare quale lanciatore partente in tutte quelle gare contro squadre deboli dando vita ai consumistici eventi nominati “Ladies Day”.
di Redazione
Tratto da The Japan News
Il manager dei Yomiuri Giants, Shinnosuke Abe, è stato arrestato lunedì sera con l’accusa di aver aggredito la figlia diciottenne nella casa di famiglia nel quartiere di Shibuya, a Tokyo. La stazione di polizia di Shibuya lo ha rilasciato nelle prime ore di martedì mattina. Abe ha quindi presentato le dimissioni da manager al proprietario della squadra, Toshikazu Yamaguchi, che le ha accettate. Abe si è scusato dichiarando: “Ho infangato il nome del manager dei Giants, una squadra dalla grande tradizione.” Secondo un comunicato dei Giants, l’episodio è avvenuto verso le 18 di lunedì, quando Abe ha cercato di fermare una lite tra le sue figlie nella loro abitazione. La figlia maggiore, di 18 anni, gli avrebbe risposto in modo provocatorio, facendolo infuriare. A quel punto lui l’avrebbe afferrata per il colletto e scaraventata a terra. La ragazza non ha riportato ferite.. La figlia maggiore avrebbe consultato ChatGPT, che le avrebbe consigliato di segnalare l’accaduto a un centro di assistenza per minori. Dopo la denuncia, il centro ha informato la polizia di Shibuya, che ha arrestato Abe sul posto. Non risultavano precedenti problemi tra Abe e la figlia.

Mentre il 1883 andava a riportare tra le note sia l’innovativo sviluppo delle comunicazioni con il primo collegamento telefonico tra New York e Chicago (24 marzo) quanto l’abominevole avallo della legge della Corte Suprema degli Stati Uniti che sanciva che “un indiano americano è per nascita uno straniero e un subordinato” (3 novembre) e da ultimo l’inondazione nelle librerie del capolavoro letterario di Robert Louis Stevenson: “L’Isola del Tesoro” (1 dicembre), l’alba del 1884 andava a registrare nel gioco del baseball una ulteriore quanto significativa evoluzione inerente le modalità del lancio. Da quell’anno infatti ai lanciatori fu permesso di effettuare i lanci rilasciando la pallina in posizione “overhand” e quindi, non essendo più soggetti a rilasciarla da sotto i loro fianchi, migliorare di fatto l’energia cinetica della stessa. Di contro, quasi come un dono per i battitori costretti ora ad affrontare palline veloci lanciate da appena 50 piedi (15,24 metri), il numero dei ball per applicare la regola della concessione della prima base passa da sette a sei. In verità appena due anni dopo, 1886, quando gli estensori del regolamento di gioco osservarono che in presenza di imprecisi lanciatori la suddetta regola favoriva di troppo i battitori, i ball da valutare per la concessione della prima base ritornarono a sette.

Imperfect Practice Makes Perfect
Tratto da Baseball Training Secret
L’allenamento perfetto non è perfetto a meno che non sia imperfetto. Non è uno scherzo. Allenarsi in una situazione perfetta nello sport non è ottimale per il semplice motivo che situazioni perfette non esistono. Competizione è SEMPRE uno stato reattivo, nulla è possibile prevedere. Un atleta che costruisce il suo condizionamento in un ambiente incontaminato sta sbagliando tutto. I “marines” si allenano forse in ambienti ottimali? E i piloti da combattimento? Mandereste un insegnante inesperto, alle prime armi, in una classe di 20 ragazzi scatenati? Sembrano domande senza senso, ma servono per rendere l’idea.

L’alba del 1882 segna l’inizio comparativo di un baseball che poi via via si perfezionerà per divenire definitivamente la disciplina sportiva per eccellenza tale da richiamare il totale coinvolgimento dell’intera nazione. Ormai le notizie che giungono dal lontano West interessano solo i salotti poiché della sanguinosa guerra contro i nativi pellerossa non restano che alcune sacche di resistenza ed un triste canto: “ I vecchi dicono / che solo la terra dura. / Dicevano la verità. / Avevano ragione.”. Inoltre il divenuto eroe dalle mille fantasie, il fascinoso bandito Jesse James, il 3 aprile viene colpito da una pallottola e ucciso a St. Joseph nel Missouri. In questa atmosfera un particolare personaggio quale è stato l’irrequieto Horace Phillips, già mediocre giocatore tuttavia in nuce scaltro uomo d’affari pieno di iniziative manageriali, insieme al giornalista sportivo del “Cincinnati Tribune” Opie Caylor, vara i lineamenti di una nuova lega di baseball, l’American Association in forte competizione con la National League.
L’onda lunga causata dall'impresa della Nazionale Italiana giunta alle semifinali, nel World Baseball Classic 2026 ha toccato anche il bagnasciuga della nota rivista “Focus”, straordinaria rivista del gruppo Mondadori, che nel numero 403, maggio 2026, in armonia alla propria linea editoriale tesa a “scoprire e capire il Mondo”, a firma di Simone Valtieri, ha dedicato un interessante articolo su “La Scienza del Baseball”. Lasciando a Nicola “Faso” Fasari, factotum della squadra di baseball Ares, l’ingrato compito di sintetizzare al massimo le regole del gioco, e spolverato con un appunto la sabermetrica che sta cambiando l’acquisto o meno dei vari giocatori l’autore si sofferma con dovizia di calcolo e di studiata sequenza alla fisica del lancio partendo dalla velocità della pallina lanciata a 150 km/h divenuta oggi nella Major League Baseball estremamente comune.
Non è fantasia ma un sogno che sta diventando realtà, grazie all'iniziativa della Lega del Sole capitanata dal vulcanico Antonio Consiglio e nata da un'idea del compianto Nino Micali a cui è dedicato il Progetto. L'idea nasce da un'esigenza di molti giovani che negli ultimi anni cercano sempre più una possibilità di credere in un futuro che gli permetta di costruire la loro strada sia nel lavoro che nello sport preferito: il Baseball e il Softball. Non più scegliere uno dei due, non più rinunciare a uno per l'altro, ma percorrere le tappe dello sviluppo sia a scuola, che prepara al lavoro, sia sulla terra rossa, non mettendo freno ai sogni di raggiungere i risultati più esaltanti. Anch'io attraverso questo sito ricevo in continuazione richieste di aiuto per poter studiare e giocare a baseball/softball negli Stati Uniti. Ebbene in futuro si potrà fare in Italia, nella nostra "Florida Europea": La Sicilia e la Calabria. Infatti sono due le Università coinvolte; quella di Messina e quella di Reggio Calabria. Ma il futuro è già arrivato se è vero che sono già aperte le iscrizioni per l'anno Accademico 2026/2027.

Ecco il messaggio scritto dalla mamma Carla questa notte:
"È finita così … questa notte ho atteso un messaggio dalle 4 fino a che alle 5:40 hai scritto con il cuore infranto!
Una di quelle sconfitte che fa male anche perché senza rendercene conto è stata la tua ultima partita di scuola americana! Ma il futuro ti aspetta e questo sport ti darà ancora tanta gioia…. Sei tornata in campo dopo mesi di riabilitazione e hai giocato 27 partite complete da lanciatore, affrontato 465 battitori, 1725 lanci, 96 strikeouts! Brava Blue siamo tanto orgogliosi della tua forza!"
E poco importa se la corsa americana di Blue si è interrotta nella notte del 3 maggio dopo una sconfitta. In realtà è stato per Blue un anno esaltante che l'ha portata dal diamante di Forlì a quello di Riesel nel Texas.
Ecco allora una bella intervista che Blue mi ha rilasciato pochi giorni fa. Buona lettura!

L’iniziativa di diramare i colori delle divise delle franchigie aderenti ed il calendario delle gare tra i Boston Red Stockings, Chicago White Stockings, Cincinnati Red Stockings, Hatford Dark Blues, Louisville Grays, New York Mutuals, Philadelphia Athletics e i St. Louis Browns ebbe un notevole successo tanto che nel successivo anno, nel 1877, la National League al fine di promuovere un ulteriore interessato coinvolgimento del pubblico fece iniziare la seconda stagione agonistica sotto l’egida di una nuova regola, ovvero quella che sancisce quando una pallina battuta deve essere considerata una pallina buona (Fair Ball) o una pallina non buona (Foul Ball). In effetti tale regola venne codificata al fine di evitare che i giocatori in diamante (infielders) distratti dal cercare di recuperare la pallina battuta volontariamente in territorio foul da abili battitori, tra i quali erano noti Ross Barnes e Davy Force, si allontanassero di molto dalle basi e dunque non più in tempo o capaci ad effettuare i loro tiri di copertura atti ad eliminare i battitori e/o i corridori.
di Redazione
Dal 3 al 6 agosto 2026 torna come ogni anno il Ground Force Elite Camp dedicato solo a lanciatori e ricevitori e preferibilmente dai 14 ai 16 anni.
Il camp ha avuto un grande successo negli anni precedenti. Questa infatti è la settima edizione e il format è stato esportato dalla Baseball Schule di Regensburg che organizza 2 camp all'anno sotto la supervisione di Tomas Bison. Unico vero camp estivo in Italia dedicato ai lanciatori e ricevitori per imparare l'high level training.
Qui sotto puoi scaricare il Programma
Più sotto ancora il link con il modulo per aderire.
di Redazione
Due libri, Due Mondi, Due Generi, Una sola grande passione:
BASEBALL E SOFTBAL
Questo è il titolo dell'evento di giovedì 30 aprile alle ore 18.00 presso la prestigiosa Biblioteca Sala Borsa - Auditorium Biagi nella centralissima Piazza Del Nettuno 3 Bologna, con il Patrocinio del Comune di Bologna e con la partecipazione delle autorità cittadine. Saranno presentati alla cittadinanza e agli appassionati del Baseball e del Softball due libri: Ragazze Vincenti con la presenza dell'autore Alessandro Ballor e Io e il Baseball di Franco Ludovisi con la presenza della figlia Simona e di Paolo Castagnini che ne ha curato l'edizione.
Un evento da non perdere per chi ama i nostri sport

di Frank De Rossi
…La prima volta nella massima serie
Quando nella prima infanzia si viene attratti da uno sport spesso questo diventa un sogno nel cassetto. Se poi questo sport è il baseball allora diventa un sogno al quale non si rinuncerà mai. Il Baseball è per sempre. Il Baseball è una passione che unisce e divide tutti coloro che lo conoscono. Il Baseball è il profumo della primavera ed è un gioco che si differenzia dagli altri per molti aspetti:
La partita non è a tempo - Il campo non è rettangolare - Il campo è un misto tra erba e terra rossa - Il punto lo realizza l’uomo e non la palla - La palla viene giocata dalla difesa e non dall’attacco - E’ un gioco di uno contro tutti - Ad ogni azione di gioco corrisponde un giudizio arbitrale prima di passare alla prossima - Compito arduo del giudice di gara è di valutare un lancio buono o sbagliato avendo come riferimento un rettangolo virtuale - L’arbitro comunica le sue decisioni tramite gesti
Checco Zagaglia è un bravo musicista che assieme al suo gruppo i Ragazzi dello Zio Pecos compone musiche e si colloca tra i migliori gruppi Marchigiani. Checco, oltre a un musicista è uno scrittore, uno sportivo (ama il ciclismo) e ha giocato pure a baseball, ma soprattutto è un caro amico e tempo fa ho presentato su Baseball On The Road un suo libro e un articolo sulla canzone che Eddie Veder ha dedicato ai CUBS. Tra le tante attività dei Ragazzi dello Zio Pecos non poteva mancare un Podcast e ieri sera è andata in onda una puntata speciale per noi del Baseball. Una splendida intervista a Gabriele Quattrini, che simpaticamente si racconta ai loro microfoni. Qui sotto il canale Youtube. Buona visione!
Nel 2012, andai a New York e negli USA, per la prima volta e siccome in quel frangente giocavano i Mets al Citi Field, mentre gli Yankees erano in trasferta, andai a vederli. Fu una festa assoluta! Con tanto di cadeau all’ingresso, perché ricevetti in omaggio una maglietta sponsorizzata da una nota catena di fast food e proprio a proposito di food, ovviamente mangiai e bevvi a quattro ganasce, cosa che ho sempre fatto in ogni stadio americano dove mi son recata da lì in avanti. Ricordo i panini al granchio di Boston e la pizza “Giordano’s” a Chicago, oltre che il fantastico servizio al posto che ebbi in quel di Phoenix, nello stadio perfettamente climatizzato, date le temperature elevatissime dell’Arizona in cui arrivai dopo aver capito che cosa fosse l’inverno più rigido che ci sia, ossia l’estate di San Francisco, con una media di 11°C serali a luglio … patiti per la verità allo stadio di Oakland, quando ancora vi giocavano gli Athletics.
di Frank De Rossi
Il 15 aprile 2026 la Major League Baseball ha celebrato ancora una volta il Jackie Robinson Day, la giornata dedicata all’uomo che il 15 aprile 1947 abbatté la barriera razziale del baseball esordendo con i Brooklyn Dodgers. Quest’anno ricorreva il 79° anniversario di quel momento storico, e la lega ha trasformato la ricorrenza in una delle sue celebrazioni più sentite della stagione. Come da tradizione, tutti i giocatori, manager, allenatori e arbitri hanno indossato il celebre numero 42, unico numero ritirato in tutta la MLB. Nel 2026 il dettaglio speciale è stato il ritorno del 42 in “Dodger Blue” per tutte le squadre, indipendentemente dai colori sociali dei club, accompagnato da calze commemorative blu e patch celebrative sui cappellini.

Nonostante la delusione rilasciata dal primo torneo dimostrativo del baseball realizzato sui prati verdi d’Inghilterra nel 1874, negli Stati Uniti l’interesse e la passione verso questo gioco al contrario si stavano amalgamando sempre più a quelli che diverranno in seguito i concetti più raffinati della indole di vita a stelle e strisce. Così anche le problematiche del gioco diventano oggetto di discussioni ed interpretazioni tant’è che la ormai preferita posizione del catcher, portata avanti da Nat Hicks, fa sì che un giovane studente, Fred Thayer, possa realizzare il primo prototipo di una maschera protettiva. Era il 1875 e Fred la mostra al suo compagno di classe Jim Tyng che, affascinato dall’invenzione, la prova subito in una gara tra College. La novità fu subito acquisita e si dice che successivamente Fred abbia anche studiato e sviluppato ulteriori sistemi protettivi per i catcher tra cui la pettorina gonfiabile.
L’acronimo ABS è entrato nel linguaggio comune nel lontano primo gennaio del 2004 divenendo obbligatorio nel mondo delle automobili per le sue particolari proprietà, ovvero era l’Anti-Lock Braking System brevettato per “migliorare” la sicurezza stradale. L'ABS infatti è un dispositivo di sicurezza elettronica che impedisce il bloccaggio delle ruote durante frenate brusche o su superfici scivolose. Ora lo stesso acronimo ABS entra nel 2026 nel mondo del baseball ma con un altro significato, ovvero l’Automatic Ball-Strike System brevettato anch’esso per “migliorare” la postura del plate umpire per quanto riguarda i suoi giudizi relativi agli strike ed ai ball o meglio l’ABS dovrebbe delineare in modo oggettivo e costante la Zona dello Strike impedendo errati giudizi sui lanci.

Il cambio di casacca di Al Reach ma soprattutto il carisma di Jim Creighton che, grazie alla sua eccezionale duttilità aveva coinvolto l’interesse di molti tifosi, divenne dopo la sua prematura scomparsa una leggendaria icona capace di scuotere interpretazioni e promuovere rifiniture del regolamento di gioco. Per circa un decennio dunque, dal 1864 al 1871, più di qualche giocatore incominciò a configurare il proprio stile ed in particolare l’attenzione interessò i lanciatori che da par loro scelsero la possibilità di variare i propri lanci a tutto beneficio di un pubblico sempre più esigente. Tra questi Candy Cummings che, si dice, ha impreziosito il proprio bagaglio tecnico lanciando per primo nel 1867 una pallina con traiettoria curva in una gara a Worcester, nel Massachusetts, mentre giocava per i Brooklyn Excelsior. Tuttavia altre fonti invece riferiscono che fu solo nel 1870 che Cummings, quando divenne primo lanciatore delle Brooklyn Stars, potè usufruire di questo suo studiato lancio solo grazie all’innovativa posizione del ricevitore Nat Hicks che intuì per primo quanto vantaggioso fosse in ricezione posizionarsi direttamente dietro il battitore. In tal modo egli consentì a Cummings di poter sfruttare al meglio la caratteristica del suo lancio facendo passare la pallina nella fase finale della traiettoria direttamente nella zona dello strike.

The impossible has happened - (L’impossibile è successo).
Qualche anno fa, Bartolo Colon (1973), mega pitcher, per stazza e carriera, quando ancora i lanciatori andavano malamente alla battuta nella sola National League, riuscì nell’impossibile, perché fece un fuoricampo per i NY Mets, oltretutto ad un’età già ragguardevole. In quell’occasione il commentatore sportivo si profuse in meraviglia, dicendo più volte che l’impossibile era accaduto e questa sensazione credo abbia animato tutti noi quando l’Italia del baseball ha vinto nell’ordine contro Stati Uniti, Messico e Portorico, arrendendosi solo al Venezuela che poi ha vinto contro gli States, quelli veri e non messi su tra Minors e campionati universitari. È chiaro che l’Italia del baseball, come sanno tutti i tifosi, è un prodotto principalmente delle Majors League nel quale gli italiani, nati in Italia erano pochissimi, ma sarebbe ingeneroso dire che per questo motivo non ci rappresentava, anzi!
Il primo challenge su ball/strike nella storia MLB
Il 26 marzo 2026 è una data che resterà scritta sui libri di storia. Il protagonista è Francisco Álvarez il ricevitore dei New York Mets. Nel 3° inning, su un conto pieno (3-2), il lancio del pitcher Freddy Peralta dei Mets contro Oneil Cruz dei Pirates è chiamato dall'umpire il quarto ball e quindi base su ball. Ma Álvarez non è d’accordo. Fa il gesto del challenge (toccando il casco) facendo partire il sistema ABS (Automatic Ball-Strike)
In pochi secondi arriva il verdetto.

Premessa di Paolo Castagnini
Finalmente la primavera è arrivata e i campionati 2026 stanno per iniziare. Gustiamoci quindi questo simpatico "decalogo" di Michele Dodde affinché le nostre partite siano serene e divertenti, visto anche che nei nostri campionati il challenger non esiste :-)
in bocca al lupo a tutti!
E’ notorio l’aneddoto di un direttore di un quotidiano napoletano quando catechizzò i praticanti cronisti sportivi dicendo:” …e ricordate che se il Napoli vince è per suo merito, se pareggia è riuscito a fronteggiare bene il forte avversario, se perde è solo per colpa dell’arbitro…”. Un lapalissiano insegnamento che voleva indicare come e comunque fosse sempre necessaria la figura di un personaggio chiamato a dirigere una gara sportiva facendo rispettare le regole, ovvero l’arbitro, e poi criticare il suo operato. Ora questo personaggio, quasi in via d’estinzione, se dapprima viene accettato con tutti gli onori, al termine della contesa viene sempre costretto a lasciare una lunga serie di distinguo sulla quale e con la quale si alimenteranno le vuote parole dei vari bar dello sport. Ora con lo sviluppo di una tecnologia sofisticata, fredda ed incolpevole si sono elaborati pruriginosi accorgimenti che dovrebbero correggere o meglio aiutare l’arbitro nella valutazione degli avvenimenti al fine di configurare il diorama di una gara ideale e perfetta.

Narra la cronaca che il 3 giugno del 1953, durante lo svolgimento dell’83esimo Congresso degli Stati Uniti, i Membri di quel simposio parlamentare all’unanimità dichiararono ufficialmente che l’inventore del moderno gioco del baseball sia stato Alexander “Alick” Joy Cartwright Jr. sfocando così di fatto il mito di Abner Doubleday da più correnti di pensiero considerato il realizzatore del baseball in quel di Cooperstown nel 1839. Tuttavia un’altra cronaca, che si diverte a materializzare il famigerato “in cauda venenum”, tramanda che questa dichiarazione ufficiale non è mai stata riportata sui verbali del “Congressional Record” né se ne fa accenno sia su l’House Journale” sia sul “Senate Journal”, ovvero le tre pubblicazioni ufficiali del 3 giugno del 1953.

di Frank De Rossi
C’è stato un momento, nei giorni scorsi, in cui in Italia si è parlato di baseball.
Non per sbaglio. Non per noia. Non perché non ci fosse altro.
Proprio di baseball.
E no, non era un film.
Tutto è iniziato con una domanda che milioni di italiani non si erano mai posti:
“Ma quindi… siamo forti?”
La risposta è arrivata in modo piuttosto diretto: battendo gli Stati Uniti.
Sì, proprio loro. Quelli che il baseball l’hanno inventato, esportato, industrializzato e trasformato in religione civile. Noi? Con l’espresso nel dugout.

Finisce qui la fiaba della "Cenerentola" Team Italy che è riuscita ad attirare su di sè l’attenzione dell’intero mondo del baseball. Team Italy ha fatto la storia. Raggiungere le semifinali in una competizione mondiale è il massimo risultato mai ottenuto dalla squadra azzurra e senza dubbio aiuterà la causa intrappresa da Cervelli di favorire la crescita del baseball in Italia. Come successo in alcune altre occasioni, Team Italy ha lottato alla pari contro una squadra che si presentava con un salary cap intorno al miliardo di dollari, quella italiana a malapena arriva a 100 milioni, questa la differenza del talento in campo. Il bullpen venezuelano ha potuto avvalersi di lanciatori che rasentavano le 100mph e stiamo sempre parlando di un attacco che ha battuto il Giappone campioni uscenti battendo 5 HR. Sulla carta l’Italia era la squadra di casa ma considerato il tifo fragoroso sugli spalti, la squadra di casa sembrava il Venezuela. A tutto questo va aggiunto che la compagine azzurra ha dovuto rinunciare ai due ricevitori titolari Teel e Mineo ma sostituiti degnamente da D’Orazio che ha prodotto oltre le aspettative.
E’ lapalissiano che il luogo designato per la seguente dissertazione dovrebbe essere il piacevole ritrovo degli appassionati cui piacciono i distinguo. Tuttavia sorvoliamo ed andiamo in una gara ad osservare come in un filmato la seguente situazione:
ottavo inning (con momenti di fibrillazione in entrambi i dugout), due out, un corridore in base ed il battitore sotto il conteggio di tre ball e due strike. Il lanciatore lancia la pallina su una traiettoria curva che si abbassa verso l’esterno all’altezza delle ginocchia del battitore. La nuova tecnologia televisiva mette in evidenza la facciata frontale della zona dello strike con la pallina che passa a cinque centimetri all’esterno della suddetta zona dello strike. L’umpire, non molto reattivo in quel giudizio, giudica però il lancio uno strike con la conseguente eliminazione del battitore con la chiusura dell’inning.

Con la vittoria di ieri sera contro il Porto Rico, l’Italia del baseball ha dato una chiara indicazione di che pasta è fatta. Imbattuta nelle cinque gare finora disputate con risultati che non lasciano spazio a dubbi: 8-0 contro il Brasile, 7-4 contro la Gran Bretagna, il capolavoro dell’8-6 contro il dream team USA, 9-1 contro il Messico e con 8-6 contro il Porto Rico, la squadra ha raggiunto il punto più alto della sua storia. E come non dare merito allo skipper Francisco Cervelli e al suo staff che ha saputo trasformare una squadra con un roster meno blasonato rispetto a tante altre, in una squadra che oggi merita il massimo rispetto. Quattro tra i position player e quattro tra i lanciatori giocano regolarmente nel campionato di major league, e ad eccezione di Aaron Nola nessuno di costoro ha un salario che raggiunge i 30/40 milioni di dollari. Cervelli ha saputo trasformare questo gruppo in una macchina “espresso” e ieri sera è stato perfetto nel gestire una gara che sembrava vinta già nelle prime riprese ma che ha poi dovuto difenderla con saggezza dalla veemente reazione degli avversari.

Questa notte siamo stati in tanti svegli fino alle 3.30 per vedere la nostra Nazionale strapazzare la forte squadra del Messico. Personalmente essendo fan dei Kansas City Royals sono saltato in piedi per tre volte quando Vinnie Pasquantino l'ha messa fuori per ricevere poi il caffè e i baci sulla guancia, un simpatico siparietto sui luoghi comuni italici. Ebbene vedere questi ragazzi orgogliosi di indossare la maglia azzurra, con il nostro manager Francisco Cervelli che riesce ad unirli per affrontare qualsiasi ostacolo riempie il cuore. E non mi interessa più di tanto entrare nei social e tra tanti commenti entusiasti leggere i soliti e ma ..... e ma non sono italiani veri. Forse per certi aspetti alcuni di loro sono più italiani di noi. Quando i loro nonni e nonne partirono dall'Italia con le lacrime agli occhi e la valigia di cartone forse pensavano che un giorno sarebbero tornati.
Articolo pubblicato da Mario Salvini sul suo Blog "Che palle blog"
L’inimmaginabile.
Abbiamo vissuto tutti quanti abbastanza a lungo da passare una notte di marzo del 2026 completamente in bianco, gasati, e poi increduli, trepidanti, terrorizzati di ritrovarci beffati. E alla
fine, quasi all’alba, felici come bambini. Per una vittoria strepitosa, stupenda. L’Italia ha battuto gli Stati Uniti 8-6. Pazzesco.
Abbiamo vissuto abbastanza a lungo per vedere quei due fuoricampo di fila di Teel e Antonacci. E poi la randellata di Caglianone, la linea che é finita in mezzo alla gente del Daikin Stadium
incredula, basita. E Michael Lorenzen che li ha zittiti per metà partita.
E l’orrore, per noi meraviglioso, di Brad Keller che ha trasformato un doppio gioco fatto in uno scempio e in un’esplosione di gioia. Un errore che abbiamo punito a dovere: 8-0.
Otto a zero per noi, a Houston, contro gli Stati Uniti. Che già così suona blasfemo e folle. E che è ancora di più se si pensa che gli Stati Uniti sono Judge e Schwarber, Witt e Henderson,
Goldschmidt, Crow-Armstrong e Anthony. E poi anche Harper. IN altri sport lo chiamerebbero Dream Team.
Ma anche se siamo svegli da tutta la notte a sognare siamo noi.
Con il World Baseball Classic e le prime due partite della nazionale italiana di baseball in questo torneo internazionale, vinte dall’Italia contro il Brasile e l'Inghilterra, si può proprio dire che la Stagione 2026 del batti e corri sia iniziata, dopo il lungo letargo invernale. La primavera infatti ci regala l’omonimo Spring Training carico di aspettative e di sogni per ogni tifoso di una squadra, sia italiana che estera, sulla stagione che verrà e tanti episodi anche buffi che per esempio accadono durante il batting practice. Quest’anno infatti il giocatore dei San Franciso Giants, Harrison Bader ha preso in pieno un food track gelateria, con un fuoricampo finito fuori da uno stadio di Phoenix, ammaccandone la carrozzeria, ma lasciandoci sopra l’autografo con in bella vista un grande “Sorry” per la gioia della gelataia, alquanto sorridente in verità.
In questi giorni non poteva mancare un pezzo importante di storia sulle donne
Nella conoscenza collettiva, quando si comincia a parlare di baseball giocato dalle donne, il pensiero vola sulle immagini del film “A League of Their Own”, conosciuto in Italia con il titolo “Ragazze Vincenti”, interpretato da Tom Hanks, Geena Davis e Madonna sotto la regia di Penny Marshall. Apparso sugli schermi nel 1992, il film snocciola la storia vera dell’inizio della “All American Girls Professional Baseball League” che protrarrà la sua presenza sui diamanti per undici anni sino al 1954. Ma in realtà il baseball praticato dalle donne in forma agonistica e non di spettacolo, come usava il famigerato Sylvester F. Wilson con le sue “English Blondes” e le “American Brunettes”, ha avuto inizio nel 1875 con squadre composte da donne determinate e caparbie che, nonostante per le allora leggi vigenti che non concedevano loro il diritto di voto o di possedere proprietà a proprio nome dopo il matrimonio, si posero in forte concorrenza con i maschi giocando con cipiglio e capacità. Erano considerate le ragazze dell’estate e la loro divisa consisteva in gonne lunghe e sottogonne, camicette a maniche lunghe con vezzoso collo alto e scarponcini a stretta caviglia. Quando nel 1890 si impose la notorietà della sportivissima campione di ciclismo Amelia Bloomer, che andava ad indicare come anche le donne dovessero avere il loro spazio sportivo, la sua acclamata filosofia ed in particolare la sua moda di indossare larghi pantaloni si diffuse ampiamente anche nel mondo del baseball tanto che da allora le giocatrici e le squadre furono battezzate con il soprannome di Bloomer Girls.
di Redazione
Il World Baseball Classic (WBC) torna al centro della scena sportiva mondiale. Un torneo unico nel suo genere, capace di unire atleti provenienti dalla Major League Baseball, dalle leghe professionistiche asiatiche e dai campionati emergenti di tutto il globo, in un appuntamento che richiama un’idea semplice: il baseball è davvero uno sport mondiale. L’ultima edizione, disputata nel 2023, ha fissato nuovi standard in termini di pubblico, qualità e impatto mediatico. È ancora vivo il ricordo dell’epico duello tra Shohei Ohtani e Mike Trout che ha deciso la finale tra Giappone e Stati Uniti: una delle immagini sportive più iconiche del decennio. Ora il WBC si prepara alla prossima edizione, e le nazionali sono pronte. La scelta dei roster, la disponibilità dei giocatori MLB e le dinamiche interne ai vari movimenti hanno reso questa fase preliminare quasi più intrigante del torneo stesso.
Presentazione di Paolo Castagnini
E' già difficile di per sè trovare poesie in dialetto, ma quando si scovano quelle che trattano il tema a noi caro, il baseball, diventano perle che ci legano alla nostra storia, alle nostre tradizioni, alla nostra terra. Questa è una poesia in dialetto parmigiano che avevamo già pubblicato tempo fa e che riproponiamo, scritta da un ex giocatore. Il suo nome è Sergio Manghi. Provate a leggerla in originale e poi, per chi non è in grado di comprenderla appieno, la troverà anche in italiano. Dopo che l'avete letta in italiano tornate a leggerla in dialetto anche più volte e ogni volta sarà sempre più bella. Chi ha giocato sicuramente si sarà trovato in una situazione simile che Schulz nel suo Charlie Brown ha ben rappresentato.
Buona lettura
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