
Quante volte abbiamo visto nelle nostre squadre battitori colpiti dal lanciatore, una rotolante che prende lo stinco del difensore, un arrivo incerto sulla base e conseguente caviglia dolorante. La prima cosa che succede, ancora prima che chi ha subito il trauma si lamenti, è una voce che da qualche parte si alza: "GHIACCIO!". E a questo punto dalla panchina sfreccia un giocatore che non ha mai corso così veloce nemmeno quando deve correre casa-prima, o il dirigente accompagnatore con la bomboletta di ghiaccio spray in mano e subito parte lo spruzzo miracoloso sulla parte dolorante.
Negli Stati Uniti a qualsiasi livello quando un battitore viene colpito dalla palla o in qualsiasi altra situazione, non si muove nessuno. Nessuna voce si alza per gridare ICE! Nessuno si preoccupa di quel compagno colpito dalla palla. Perché questa differenza?
Molti giocatori in Italia, specie nelle giovanili, dopo essere stati colpiti esprimono platelamente il loro dolore. Negli Stati Uniti no, perché? Indubbiamente il dolore è dolore sia in Europa che in Africa come negli Stati Uniti. Qual'è la differenza?
La differenza consiste proprio nella capacità di sopportazione di ogni singolo atleta.
Quindi si può affermare che gli atleti italiani esprimono maggiormente il dolore? Probabilmente si, anche perché negli USA al contrario chi si lamenta viene preso per i fondelli per un bel po' di tempo e quindi si guarda bene di esprimere il suo dolore.
Qui da noi invece, che veniamo dalla cultura del calcio, il lamento non solo è consentito, ma anzi viene insegnato. C'è però un particolare. In base alla platealità, nel calcio si ottiene oppure no il calcio di punizione, se non addirittura l'espulsione dell'avversario, mentre nel baseball il colpito è colpito e va in prima. Chi esegue il miglior lamento non ottiene la seconda e nemmeno l'espulsione del lanciatore.
Negli Stati Uniti il più apprezzato è colui che non batte ciglio. Facile? sicuramente no, ma si può fare meglio di quello che facciamo attualmente.
Forse mi prenderò le critiche dei venditori delle bombolette, ma per prima cosa eliminiamo il ghiaccio spray. Non serve a nulla. La crioterapia (terapia del ghiaccio) ha senso se il freddo (ghiaccio) viene mantenuto per 20 minuti e soprattutto senza forzare la parte lesa.
Una palla nel sedere, come su una gamba piuttosto che sulla schiena l'unica cosa che provoca solitamente è un po' di male. Vogliamo iniziare ad insegnare ai giovani la sopportazione di un piccolo male come questo? Non andiamo a consolare un ragazzo che nemmeno ce lo chiede altrimenti formeremo un debole. Per i più piccoli magari se li vediamo piangere cerchiamo di consolarli. Il più delle volte sono solo spaventati.
C'è anche un altro aspetto molto importante. La bomboletta di ghiaccio spray ha l'unico compito di anestetizzare il dolore. Siamo sicuri che questo sia un bene? Se l'infortunio è serio (frattura) andremo a togliere all'atleta quell'unico sintomo che usa il nostro corpo per dire: fermati!
Proprio per questo motivo negli Stati Uniti le bombolette di ghiaccio spray proprio non esistono nelle panchine. Facciamole sparire anche noi.
Adesso che è iniziata la stagione noi tecnici italiani proviamo ad insegnare ai nostri ragazzi e ragazze anche la sopportazione al dolore. Saranno proprio loro ad averne beneficio.
Paolo Castagnini
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