
Articolo tratto da ESPN.
Era il 5 maggio 1998 e Kerry Wood aveva appena eliminato 20 avversari al piatto, aveva appena 20 anni, era la sua quinta apparizione per i Chicago Cubs e aveva appena sconfitto gli Houston Astros, una delle migliori squadre in battuta di quell’anno. Qualcuno attribuì il successo al fatto che era una giornata nuvolosa e gli Astros non riuscivano a vedere bene la palla, ma lo stesso si potrebbe dire per i Cubs.
Passarono alla storia anche le grandi prestazioni di Nolan Ryan e Randy Johnson, ma questa di Kerry Wood fu di un’altra dimensione; la sua veloce a 95mph aveva tanto movimento da sembrare telecomandata. Gli Astros potevano fare ben poco. Due corridori raggiunsero la prima, uno su valida, (all’interno del diamante) e un altro in quanto colpito, quindi non è stato né un perfect game e nemmeno un no-hitter. Ma stando all’analisi secondo il metodo di Bill James, padre delle moderne sabermetriche, è stata la migliore gara mai lanciata.
Il metodo attribuisce meriti ai lanciatori per strike out e li sottrae per punti concessi, valide e basi su ball. Ci furono solo nove prestazioni di nove riprese in cui un lanciatore realizzò 100 punti o più. Ryan 2 volte, Johnson, Curt Schilling, Warren Spahn e Brandon Morrow una volta; Ryan (con 16 strike out, due basi su ball e no-hitter), e Sandy Koufax (perfect game con 14 strike out) ottennero 101 punti. A Kerry Wood furono assegnati 105 punti: nove riprese lanciate, una valida, nessuna base su ball, 20 strike out. Praticamente imbattibile.
Poi, si sa com’è andata a finire. Wood tirava attraverso il corpo con la spalla che finiva sempre sul torso, e furono in molti gli analisti a prevedere che sarebbe stata una questione di tempo prima che si infortunasse seriamente. Di certo non fu nemmeno di grande aiuto il fatto che il manager dei Cubs, Jim Rigglemann lo avesse fatto tirare almeno 8 gare con più di 120 lanci. Saltò l’ultimo mese della regular season, ma tornò per lanciare nei playoff.
Durante lo Spring Training successivo accusò dolori al gomito e finì per essere sottoposto al Tommy John surgery. Mai Wood colpevolizzò Rigglemann. Sapeva che tutto dipendeva dalla sua errata meccanica e che era solo una questione di tempo prima che si sottoponesse ad intervento chirurgico.
Wood recuperò e tornò a lanciare con potenza anche se i lanci non erano così efficaci come prima.

Nel 2003 fu selezionato per l’All Star Game e si classificò primo per numero di strike out nella National League. I Cubs vinsero la divisione e Dusty Baker approfittò della forma del suo ace. Gli fece tirare 141 lanci in maggio quando vinse contro i Cardinals e 130 a luglio quando vinse per 1-0 contro i Marlins. Le ultime sei prestazioni della stagione finirono con 125, 120, 122, 114, 125 e 122 lanci. In Gara 5 delle NLDS concesse un punto in otto inning trascinando la squadra alle NLCS.
Fu uno dei momenti migliori nella storia dei Cubs, a un passo dalle World Series, l’inimmaginabile stava per divenire realtà. Poi ci fu la sconfitta in Gara 6 delle NLCS, una gara da cardiopalma contro i Florida Marlins, ma c’era ancora Gara 7 con Wood sul monte. Tutti tifavano per i Cubs, tifavano per Wood, un riconoscimento per le tante sofferenze, per l’intervento al gomito e per quanta voglia era tornato a giocare.
Nel primo inning Miguel Cabrera colpì per un fuoricampo da tre punti, ma i Cubs recuperarono. Lo stesso Wood realizzò un fuoricampo da due punti e i Cubs erano in vantaggio 5-3. Ma la storia aveva riservato un differente destino. I Marlins segnarono tre punti nel quinto e Baker, facendosi prendere dalle emozioni, lasciò Wood sul monte non volendo riconoscere che il suo asso non era al massimo della forma quella sera. Finalmente, dopo aver concesso due valide nel sesto, Baker andò a prendere il suo partente. Wood fu accolto da una triste e malinconica standing ovation.
Wood non fu mai più lo stesso. S’infortunò ancora nel 2004, fece dieci apparizioni nel 2005 e solo quattro nel 2006, spendendo gli ultimi sei anni della carriera come rilievo per gli Indians, Yankees e di nuovo con i Cubs.
E’ strano, in generale è triste, si viene avvolti da un senso di malinconia quando un grande atleta si ritira, ma con Wood fu diverso, si ebbe una sensazione di sollievo. Era impossibile non tornare indietro con la memoria e ricordare quel giorno primaverile di maggio quando realizzò 20 strike out. Era praticamente intoccabile.
Wood vinse 86 gare in carriera, non lanciò mai nelle World Series, ma si guadagnò molto denaro. Non ebbe una lunga carriera a causa degli infortuni (come pure il suo compagno di squadra Mark Prior e altri), e anche per questo adesso le società sono più attente nel gestire i loro giovani lanciatori. E’ raro vedere un giovane ventenne tirare più di 130 lanci in una gara, indipendentemente dalle sue capacità.
Uno dei motivi per cui oggi si vedono tanti bravi lanciatori, con conseguente peggioramento in battuta degli avversari, è perché sono meno sfruttati e più controllati sia nelle minors che nei primi anni nelle majors. Probabilmente questo tipo di approccio può sembrare eccessivo, ma è certamente preferibile a quanto poi capitò a Wood.
Frankie Russo
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